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Paragrafo 8 . L'Africa  dopo la decolonizzazione.

L'assetto   geopolitico  dell'Africa  decolonizzata  presentava   vari
fattori  di  precariet.  Ricalcando  i  confini  dei  vecchi   domini
coloniali,  che  ignoravano  le  divisioni  etniche,  i  nuovi   stati
risultavano  quasi  sempre abitati da gruppi con lingua,  religione  e
tradizioni  culturali differenti e spesso in contrasto  tra  loro.  La
conseguente  mancanza  di coesione politico-sociale  venne  accentuata
dalla   arretratezza  delle  strutture  economiche;  anche   i   paesi
maggiormente dotati di risorse naturali spesso non furono in grado  di
progredire,  perch  rimasero legati alle vecchie  potenze  coloniali,
che,  per  continuare  a sfruttarne le materie  prime,  impedirono  un
autonomo  sviluppo  economico  delle ex  colonie  ed  alimentarono  la
frammentazione e la conflittualit interetnica. Agli interessi

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neocoloniali   si   aggiunsero  spesso  le  interferenze   delle   due
superpotenze, pronte a sostenere le varie parti in lotta  al  fine  di
affermare  la propria influenza.  A favore di un completo  riscatto  e
dell'unitariet delle popolazioni africane operarono alcuni movimenti,
come  il panafricanismo e ngritude (negritudine). Il primo era  sorto
alla  fine  dell'Ottocento negli Stati Uniti  dalla  lotta  contro  la
segregazione razziale; il secondo, fondato sulla valorizzazione  delle
caratteristiche  etniche  e  culturali  della  societ  africana,   si
svilupp  fra gli intellettuali del mondo nero francofono in Africa  e
nei Caraibi ed ebbe come massimi esponenti il martinicano Aim Csaire
e   il   senegalese  Lopold  Sdar  Senghor.  Entrambi  i   movimenti
influenzarono notevolmente i principali protagonisti della  lotta  per
l'indipendenza  dell'Africa, dallo stesso  Senghor  al  ghanese  Kwame
Nkrumah,  al tanzaniano Julius Kambaraga Nyerere, a Sekou Tour  della
Guinea,  a  Modibo  Keita  nel  Mali. In  molti  paesi  la  lotta  per
l'emancipazione  politica ed economica fu guidata da  partiti  che  si
ispiravano  ai  princpi  del  cosiddetto "socialismo  africano",  che
cercava  di  collegare la matrice occidentale del  socialismo  con  le
tradizioni rurali precoloniali.
Nonostante  la  diffusione  di tali movimenti,  quasi  tutti  i  paesi
africani,   sia  quelli  che  si  schierarono  a  fianco  del   blocco
occidentale  sia  quelli  che scelsero il modello  socialista,  furono
travagliati  da  una grave instabilit politica e  da  una  insanabile
fragilit  economica e sociale: povert cronica, ricorrenti  carestie,
conflitti  interetnici,  colpi  di stato,  secessioni  e  subalternit
economica nei confronti dei paesi pi ricchi caratterizzeranno la loro
storia sino ai nostri giorni.
Una  delle  situazioni pi drammatiche fu quella del  Congo,  che  era
arrivato  impreparato all'indipendenza; il duro sfruttamento al  quale
era stato sottoposto dal colonialismo belga, infatti, aveva ostacolato
qualsiasi  progresso  economico  e sociale,  accentuato  le  divisioni
interne  e  impedito la formazione di una consistente classe dirigente
locale.    Nel    1960,   pochi   giorni   dopo    la    proclamazione
dell'indipendenza, la provincia del Katanga, ricca di miniere di rame,
uranio,  diamanti  e  ferro,  controllate dalla  societ  belga  Union
Minire,  oper  una  secessione, sostenuta dalle compagnie  minerarie
europee  tramite  l'invio di un gran numero di  mercenari.  Segu  una
sanguinosa  guerra civile, nel corso della quale il capo  del  governo
congolese Patrice Lumumba venne catturato ed ucciso dai secessionisti.
Dopo  varie  vicissitudini, nel 1965 si impadron del  potere  con  un
colpo  di  stato il generale Joseph-Dsir Mobutu, che pose fine  alla
disgregazione   del   paese  instaurando  un  regime   autoritario   e
repressivo. Nel 1971 il nome dello stato venne mutato in Zaire.
Teatro di una sanguinosa guerra civile fu anche la Nigeria, in seguito
al  tentativo di secessione attuato nel 1967 dal Biafra,  una  regione
orientale  del  paese. Il conflitto, nel quale morirono  centinaia  di
migliaia  di  africani a causa anche della carestia, si  concluse  nel
gennaio del 1970 con la sconfitta dei secessionisti.
Il   Sudan  fin  dal  conseguimento  dell'indipendenza  nel  1956   fu
travagliato dai contrasti tra il nord arabo e musulmano e il sud  nero
e  cristiano; le aspirazioni secessioniste di quest'ultimo originarono
una  guerra  civile  protrattasi fino ai nostri giorni,  che,  secondo
alcuni calcoli, caus oltre un milione di vittime.
Nel  Burundi  e soprattutto nel Ruanda i conflitti tra  i  due  gruppi
etnici  che  abitano  i  due  paesi, gli hutu  e  i  tutsi,  non  sono
praticamente  mai  cessati ed hanno provocato veri e propri  massacri.
Anche in questo paese le vittime

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degli  efferati odi tribali sono parecchie centinaia di migliaia.  Una
tragica  guerra civile ha provocato decine di migliaia di morti  anche
in  Angola:  qui,  dopo  il  conseguimento dell'indipendenza,  le  tre
organizzazioni  protagoniste  della lotta  di  liberazione,  sostenute
dalle potenze straniere interessate al controllo economico del paese -
il  movimento  popolare  per  la  liberazione  dell'Angola  (MPLA)  di
ispirazione  marxista-leninista, che ha ricevuto appoggio  dall'Unione
Sovietica  e  da  Cuba;  il fronte nazionale  di  liberazione  (FNLA),
aiutato  dagli Stati Uniti, da altri stati occidentali e dallo  Zaire;
l'unione  nazionale  per l'indipendenza totale (UNITA)  sostenuto  dal
Sudafrica -, sono entrate in aperto conflitto fra di loro.
Nel  1974, il disagio popolare originato dalla carestia e dall'aumento
dei  prezzi,  le  agitazioni studentesche e la protesta  dei  militari
portarono in Etiopia alla deposizione del negus ed alla formazione  di
un  regime  militare. Il colonnello Menghistu Haile Mariam, salito  al
potere,  attu  riforme di tipo socialista ed instaur  una  dittatura
fortemente repressiva, sostenuta dall'Unione Sovietica. Essa per quasi
quindici anni fu segnata da violenti contrasti interni, dalla carestia
e  dalla  guerra  contro le rivolte secessioniste dell'Eritrea  e  dei
somali  dell'Ogaden, aiutati dalla Somalia. Nel 1991,  costretto  alla
fuga  il  dittatore  Menghistu, il fronte  rivoluzionario  democratico
instaur un sistema politico democratico-rappresentativo.
In  Somalia,  nel 1969, il potere venne assunto dal generale  Mohammad
Siad  Barre,  che  avvi una trasformazione in  senso  socialista  del
paese,  stabilendo stretti rapporti con l'Unione Sovietica. Indebolito
dalla  guerra  per  il possesso dell'Ogaden contro  l'Etiopia,  quando
l'URSS si schier a fianco di quest'ultima, Siad Barre si avvicin  ai
paesi  occidentali.  Nel  corso  degli  anni  Ottanta  una  disastrosa
situazione  economica,  aggravata  da  ricorrenti  siccit,   aliment
l'opposizione   politica,  soffocata  da  una  durissima   repressione
militare.   Sostenuto  da  consistenti  aiuti  economici  e  militari,
provenienti  in parte rilevante dall'Italia, il regime di  Siad  Barre
sopravvisse fino al 1990, quando il dittatore fu costretto a  fuggire.
Ebbero  allora inizio violenti scontri tra le varie fazioni in  lotta;
alla  fine  del 1992, l'ONU decise di intervenire con 30.000 militari,
in gran parte statunitensi ma anche italiani, per ristabilire l'ordine
nel  paese  e  portare  rifornimenti  e  assistenza  alla  popolazione
stremata dalla fame e dalla guerra civile.
In  Libia lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio consent l'inizio
di  un  rapido  sviluppo  economico a partire dalla  fine  degli  anni
Cinquanta;  contemporaneamente, alimentata  dalle  idee  radicali  del
panarabismo,   era   cresciuta  l'opposizione  nei   confronti   della
monarchia,  che nel settembre del 1969 venne deposta da  un  colpo  di
stato  militare.  Il  nuovo  regime, guidato  dal  colonnello  Muammar
Gheddafi, cerc di attuare un programma nel quale confluivano le  idee
del  socialismo,  del nazionalismo arabo e dell'islamismo,  e  che  si
concretizz, fra l'altro, nell'evacuazione delle basi anglo-americane,
nell'espulsione  della  comunit italiana  e  nella  nazionalizzazione
delle  risorse  petrolifere. Il colonnello  Gheddafi  si  fece  quindi
promotore  di  vari tentativi di unione con altri paesi  arabi,  tutti
falliti. Schierato a sostegno delle frange palestinesi pi estremiste,
impegnato  in  una  guerra espansionistica nel Ciad,  favorevole  alla
rivoluzione  islamica  iraniana e accusato di fornire  aiuto  a  molti
gruppi  terroristici non solo medio-orientali, il leader libico  entr
in  netto  contrasto con molti paesi occidentali e in particolare  con
gli Stati Uniti.

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Dopo  la  proclamazione dell'indipendenza l'Algeria  fu  retta  da  un
regime  che  prevedeva  un  unico partito, il  fronte  di  liberazione
nazionale. Nel 1965 il presidente Ben Bella venne deposto con un colpo
di  stato dal colonnello Houari Boumedienne, che rest alla guida  del
paese  fino al 1978. Nel 1991, dopo che una nuova costituzione  varata
nel  1989  aveva introdotto il multipartitismo, al primo  turno  delle
elezioni  risult nettamente vincitore il fronte islamico di salvezza,
di  ispirazione integralista. La grave tensione sociale provocata  dal
risultato  elettorale  port  alle  dimissioni  del  presidente  della
repubblica  e  all'assunzione del potere da parte  dei  militari,  che
sospesero  il  secondo turno elettorale. Nel novembre del  1995,  dopo
quattro  anni  di guerra civile che ha provocato 40.000  morti,  nuove
elezioni hanno assegnato la vittoria ai militari al potere.
Nella  Rhodesia  del sud la minoranza bianca che governava  il  paese,
dichiaratosi  indipendente nel 1965, continu a praticare  una  rigida
segregazione  nei  confronti della popolazione nera;  questa  condusse
allora  una  lunga  e  sanguinosa lotta di  liberazione,  riuscendo  a
conquistare  la sovranit sul proprio paese, che, dal 1980,  prese  il
nome di Zimbabwe.
Ancora  pi  lungo  fu il processo di emancipazione della  popolazione
nera della repubblica sudafricana. Qui, a partire dal 1948, il governo
nazionalista  bianco aveva accentuato la politica razzista,  adottando
ufficialmente la dottrina dell'apartheid. La popolazione non bianca (1
milione di asiatici, 4 milioni di meticci e 27 milioni di neri), oltre
ad  essere  esclusa dalla partecipazione politica, venne  pesantemente
discriminata  nell'uso  del territorio, nei  posti  di  lavoro  e  nei
rapporti  sociali. Ci scaten una serie di scontri, spesso culminanti
in  veri  e  propri  massacri  di  dimostranti  neri  ad  opera  della
polizia.  Nel  1962 la maggiore organizzazione dell'opposizione  nera,
l'African National Congress (ANC), venne dichiarato fuori legge  e  il
suo leader storico Nelson Mandela fu arrestato. Tra la fine degli anni
Settanta  e  l'inizio degli anni Ottanta, in seguito  alla  recessione
economica,  aggravata dalle sanzioni internazionali, e a  causa  anche
del  cambiamento  del  quadro politico africano  (decolonizzazione  di
Angola  e  Mozambico, formazione dello Zimbabwe, lotta  della  Namibia
contro  il Sudafrica), il governo di Pieter Willem Botha promosse  una
timida  riforma,  che  per venne osteggiata sia  dall'estrema  destra
bianca  che  dalla  maggioranza  nera.  Seguirono  disordini  ed   una
recrudescenza della repressione, che suscit la condanna dell'opinione
pubblica  internazionale e accentu la protesta  dei  neri,  sostenuti
anche  dalla  chiesa locale, in particolare dal vescovo  anglicano  di
Johannesburg Desmond Tutu. Contemporaneamente anche tra la maggioranza
bianca  cominci  a  diffondersi  la convinzione  della  necessit  di
abbandonare  la discriminazione razziale. Nel 1989 il nuovo  capo  del
governo Frederik De Klerk avvi negoziati con la maggioranza nera; nel
1990  l'ANC venne legalizzato e Nelson Mandela, in carcere da 28 anni,
fu  liberato; nel 1994 si sono svolte le prime elezioni multirazziali,
che hanno segnato il successo dell'ANC.
